Sclerosi multipla: accanto a voi la neuropsicologa!

Sclerosi multipla: accanto a voi la neuropsicologa!

La Sclerosi Multipla (SM) è una patologia infiammatoria cronica del sistema nervoso centrale a patogenesi autoimmune ed eziologia multifattoriale. E’ caratterizzata dalla comparsa di disturbi focali (ad esempio, paraparesi, deficit campimetrici, diplopia, disartria, atassia, disturbi della sensibilità, disfunzioni sfinteriali, ecc…) che possono regredire del tutto o solo parzialmente, per poi ripresentarsi a distanza di tempo variabile. Le manifestazioni cliniche sono eterogenee e variano in base alla localizzazione ed estensione delle lesioni demielinizzanti, nonché alla fase di malattia. All’esordio e nelle fasi iniziali, quando la sintomatologia è isolata e di scarso rilievo clinico, la diagnosi può essere incerta, mentre nelle fasi più avanzate, in base ad un interessamento più ampio delle strutture nervose, migliora apprezzabilmente l’accuratezza diagnostica.

Ricevere la diagnosi di sclerosi multipla e vivere ogni giorno con questa malattia è molto difficile. Il momento della comunicazione della diagnosi comporta nel paziente una crisi psicologica molto intensa, caratterizzata da emozioni contrastanti tra loro: rabbia, frustrazione, senso di impotenza, senso di colpa ed incredulità. Dopo aver ricevuto la diagnosi di sclerosi multipla crollano tutte le certezze e la propria progettualità di vita. Tutto diventa, allora, imprevedibile, a partire dal decorso della malattia stessa, ai sintomi e all’assunzione di farmaci; ciò ha un enorme impatto sulla qualità di vita del paziente e della famiglia che lo circonda. La prima fase che una persona vive dopo aver ricevuto la diagnosi è quella definita di “shock”, caratterizzata da incertezza, confusione e disorientamento. La seconda fase è quella di reazione, caratterizzata da sentimenti di rabbia: la persona acquisisce consapevolezza di malattia e inizia a chiedersi il motivo per cui si è ammalato, concentrandosi sulle informazioni relative alla patologia, sugli esami e sulle terapie. La terza fase è quella di elaborazione, in cui il paziente inizia ad adattarsi alla malattia e a gestire le proprie difficoltà. Quarta e ultima fase è quella di accomodamento alla malattia, caratterizzata da una convivenza totale con la sclerosi multipla, anche se è importante considerare che l’individuo, pur accettando la sua patologia, incontri comunque delle difficoltà. Per far sì che queste fasi si evolvano e l’individuo possa giungere ad una convivenza quanto più possibile serena e ad un’accettazione della sclerosi multipla, è fondamentale il ruolo del sostegno psicologico soprattutto nella fase di comunicazione della diagnosi e possibilmente durante i primi anni di malattia. Sarà necessario evidenziare le distorsioni cognitive, i vissuti emotivi e i comportamenti disfunzionali correlati alla sclerosi multipla, che inducono il paziente a modificare aspettative e obiettivi di vita e ad “arrendersi” passivamente alla propria condizione. Alla base di ogni intervento psicologico c’è l’ascolto della sofferenza emotiva di chi è toccato dalla malattia e il riconoscimento del malato come persona. Gli interventi richiedono una modulazione in relazione alla fase e alla gravità della malattia; nelle fasi iniziali risultano più rilevanti i problemi correlati all’impatto con la diagnosi, con la conseguente necessità di riassestamento delle relazioni familiari e sociali, mentre in quelle più avanzate, con l’instaurarsi dei deficit neurologici, divengono più pressanti i problemi assistenziali e correlati alla gestione dell’handicap. L’intervento terapeutico quindi dovrebbe essere globale, attivando anche risorse familiari e sociali, in modo che il paziente possa partecipare pienamente alla vita familiare e sociale nel pieno rispetto delle sue capacità residue.

Dopo la diagnosi ha inizio, da parte del paziente e del medico, l’attesa dell’evoluzione della malattia. Stabilire infatti in fase precoce l’andamento che la stessa assumerà negli anni è difficile, non essendoci indicatori predittivi del decorso. Viene quindi programmato uno stretto monitoraggio neuroradiologico e clinico, che richiede da parte del paziente l’impegno di effettuare esami di neuroimaging ravvicinati e di praticare visite di controllo ripetute. E’ forse in questa fase che il paziente inizia a sentirsi tale, in quanto passa da uno stato di benessere ad una situazione in cui la sua salute è oggetto quotidiano e continuo di analisi e controllo. La ricaduta si può manifestare clinicamente come riacutizzazione di sintomi già esperiti oppure con sintomi del tutto nuovi, che allarmano il paziente e determinano paura ed ansia. Inoltre, la ricaduta richiede la somministrazione di corticosteroidi ad alte dosi, che possono provocare disagi fisici come aumento ponderale, gonfiore, innalzamento pressorio e glicemico, instabilità dell’umore ed insonnia, sintomi che si vanno a sovrapporre a quelli già presenti e che minano ulteriormente la psiche del paziente. Si può verificare, fin quando non si abbia la risoluzione della fase di acuzie, una temporanea perdita di autonomia e la necessità di procrastinare attività programmate, coinvolgendo anche la famiglia e la sfera lavorativa, spesso con grande frustrazione da parte del malato. Vi è anche un corteo di sintomi “nascosti” che possono incidere sulla qualità della vita del paziente più di quanto non facciano i disturbi macroscopici. Essi sono rappresentati prevalentemente dalla fatica, dai deficit cognitivi, dai disturbi sfinterici e della sfera sessuale. I domini cognitivi più frequentemente interessati sono la memoria, l’attenzione, le funzioni esecutive, la fluenza verbale, la velocità di elaborazione delle informazioni e la percezione visuo-spaziale. Nei pazienti con SM, inoltre, il dolore interferisce molto significativamente con le comuni attività della vita quotidiana, in particolare il dolore associato alla sindrome simil – influenzale indotta dal trattamento con interferone beta.

Si riscontra spesso, e ancora più spesso si sottovaluta, la presenza di umore basso, bassa autostima e una distorsione della percezione dell’immagine corporea. Racchiudere il dolore in un corpo, seppur combattivo, provato dalla malattia, “tradito” non dall’età apparente ma da un sistema immunitario fallace, produce un profondo senso di sconfitta che si percepisce solo da chi è particolarmente attento. Il disturbo depressivo maggiore (DDM) è una delle condizioni più importanti che influenzano la qualità di vita nei pazienti con SM. La presenza della depressione, oltre a ridurre l’aderenza alla terapia da parte del paziente, ne riduce anche le performance cognitive, e alcuni studi ne evidenziano un impatto negativo anche sulla tendenza all’affaticamento. Nella sclerosi multipla, dunque, si assiste ad una complessa interazione tra declino cognitivo, sintomi di affaticamento e stati depressivi ed è stato anche ipotizzato che alcune terapie (in particolare quelle a base di corticosteroidi e interferone) possano essere associate ad una maggiore probabilità di stati depressivi, ma tale visione è controversa e non unanimemente accettata. Nella sclerosi multipla, però, i criteri diagnostici per la depressione pongono per ovvie ragioni alcuni problemi, in quanto alcuni sintomi, come l’astenia, l’affaticabilità, i problemi di concentrazione e di memoria o la perdita di peso, possono essere una conseguenza diretta della sclerosi multipla e non di un disturbo dell’umore. Le manifestazioni cliniche della depressione nella sclerosi multipla sono però diverse, peculiari ed uniche nel loro genere. L’umore depresso, infatti, si esprime “fenomenologicamente” con ansia, disforia, irritabilità, rabbia e disturbi somatici che si manifestano in modalità e tempistiche differenti nell’arco del tempo e anche della stessa giornata. L’apatia e l’ideazione del senso di colpa sono invece meno frequenti. Pertanto, per ovviare alle difficoltà diagnostiche del DDM nei pazienti con sclerosi multipla, si è ritenuto opportuno non considerare i sintomi neurovegetativi tra i criteri utili per fare la diagnosi di tale disturbo psicologico. Ciò, come si può immaginare, rende la diagnosi difficile, ma chiaramente non impossibile. In aggiunta, i processi infiammatori propri della sclerosi multipla possono agire sullo sviluppo della sintomatologia depressiva. In particolare, il rilascio di citochine come l’interferone gamma, il TNT-alpha o l’interleuchina 6, possono produrre dei sintomi tipici della depressione come l’iporessia, l’anedonia, l’astenia, i disturbi del sonno e la perdita di peso.

Sebbene il disturbo psichiatrico più frequente nei pazienti con sclerosi multipla sia la depressione, la prevalenza del disturbo bipolare (DB) in questa popolazione sembra essere due volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Le manifestazioni psichiatriche del DB possono presentarsi in tempi variabili nel decorso della SM, potendo a volte anche precederne l’esordio o essere addirittura l’unico segno di attività della malattia. Anche in questo caso l’utilizzo dei corticosteroidi, in fase acuta, è stato associato ad un rischio aumentato di sviluppare disturbi dell’umore unipolari e bipolari. In breve, in alcuni casi il disturbo bipolare può coesistere con una malattia organica come la sclerosi multipla, che peggiora il decorso del disturbo bipolare, ma se tutta la sintomatologia del DB è spiegabile come sintomi psichici della SM, allora non è un disturbo bipolare, bensì un più comune disturbo dell’umore secondario (o correlato) alla SM.

Anche la depersonalizzazione è un disturbo comunemente riportato dai pazienti con sclerosi multipla ed in sintesi descrive una sensazione di distacco dal proprio corpo, in particolare dai sentimenti: dispercezioni corporee, dispercezioni visive, vista annebbiata (come se ci fosse una lente sporca davanti agli occhi), difficoltà a percepire le distanze degli oggetti, difficoltà a percepire la posizione del proprio corpo nello spazio, percezione di camminare sulle nuvole… “Affascinante” e spiazzante, la depersonalizzazione è una situazione caratterizzata da una profonda alterazione della normale autocoscienza, come se l’attività mentale, il corpo e l’ambiente circostante cambiassero improvvisamente nelle loro caratteristiche, diventando irreali, remoti e automatizzati. L’esperienza è talmente strana che, quando ci si rende condo di sperimentarla, nella totale difficoltà di spiegarla e definirla, chi ne è colpito deve ricorrere all’utilizzo di metafore. Il paziente può raccontare di “sentirsi in una bolla”, o di essere separato dal mondo da una barriera invisibile come un vetro o un velo. Altre volte si usa la metafora del sogno o del film. L’individuo, infatti, può sentirsi come se agisse all’interno di un film o può vivere le giornate in modo automatico, e dunque senza realmente “vivere” la vita.

Detto questo, cari pazienti, prendetevi cura del vostro corpo e della vostra mente! Non siate esclusivamente alla ricerca di terapie farmacologiche, bensì cercate anche professionisti che vi comprendano e che vi aiutino a mantenere un buon equilibrio psicofisico (ve lo meritate!). Il sostegno psicologico, la riabilitazione cognitiva e tutti gli altri interventi non farmacologici sono fondamentali per una buona qualità di vita!

SE FATE CROLLARE LA MENTE, IL CORPO VI VERRA’ DIETRO NEL VOSTRO PROCESSO DI AUTO-DISTRUZIONE. INVECE, SE LA MALATTIA FARA’ CROLLARE IL VOSTRO CORPO, LA MENTE VI POTRÀ SALVARE!

Dott.ssa Federica Cincio
Psicologa, esperta di Neuropsicologia

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Mal di schiena lombare: cause e rimedi

Mal di schiena lombare: cause e rimedi

  • 29 Ottobre 2024
  • scritto da Kyron Lab

 mal   di   schiena   lombare:   cause   e   rimedi Hai mai avuto quel dolore alla schiena che ti rende difficile perfino girarti nel letto appena sveglio? Oppure ti è capitato di chiedere aiuto per allacciarti le scarpe, perché il mal di schiena ti impediva di abbassarti? Il mal di schiena lombare è uno dei problemi di salute più diffusi al mondo. Si stima che circa l’80% delle persone sperimenterà almeno un episodio di dolore lombare nel corso della vita, e in molti casi questo dolore può diventare cronico o influenzare negativamente le attività quotidiane. Sedentarietà, posture scorrette e stress sono solo alcune delle cause che possono portare a questo disturbo, ma cosa puoi fare per alleviarlo o prevenirlo? Che tu stia passando lunghe ore seduto al computer, sollevando pesi in modo scorretto o semplicemente affrontando lo stress della vita quotidiana, il mal di schiena può diventare un problema costante e debilitante. Se ti ritrovi a dover limitare le tue attività, sentendo dolore anche nelle azioni più semplici come piegarti per allacciare le scarpe o girarti nel letto al mattino, allora è il momento di affrontare la situazione. In questo articolo scoprirai le cause più comuni del mal di schiena lombare, i sintomi a cui prestare attenzione e, soprattutto, quali rimedi possono aiutarti a ritrovare il benessere, con un focus particolare sulla fisioterapia.  cos’è   il   mal   di   schiena   lombare Il mal di schiena lombare, noto anche come lombalgia, è un disturbo che interessa la parte inferiore della schiena. Si tratta di una condizione che può presentarsi in diverse forme: a volte è un dolore sordo e costante, altre volte è una fitta improvvisa e acuta che può bloccarti nei movimenti. Spesso, chi ne soffre descrive la sensazione come una rigidità muscolare che rende difficoltoso anche solo piegarsi o girarsi. Questo problema può influenzare negativamente la tua routine quotidiana. Ad esempio, quante volte ti è capitato di dover fare una pausa al lavoro perché stare seduto troppo a lungo ti causava dolore? Oppure hai dovuto rinunciare a una camminata perché stare in piedi aggravava la situazione? Situazioni come queste sono comuni per chi soffre di lombalgia, rendendo complicato svolgere anche le attività più semplici. Se anche tu ti trovi in questa situazione, è importante non ignorare il problema e cercare soluzioni che possano migliorare la qualità della tua vita.  mal   di   schiena   lombare:   le   cause   più   comuni Il mal di schiena lombare può essere causato da diversi fattori, alcuni dei quali legati alle abitudini quotidiane e altri a condizioni più complesse. Ecco un elenco delle cause più comuni che possono provocare o aggravare questo disturbo. Postura scorretta Quante ore trascorri seduto davanti al computer o al volante? Una postura scorretta mantenuta a lungo è una delle principali cause del mal di schiena lombare. Stare seduto con la schiena curva, senza il giusto supporto, esercita una pressione eccessiva sulla colonna vertebrale, causando tensione e dolore. Se lavori molte ore al giorno in questa posizione, il tuo corpo ti sta lanciando un segnale: è il momento di correggere le tue abitudini. Sovraccarico funzionale Sollevare pesi in modo scorretto, fare movimenti ripetitivi o sottoporre la schiena a sforzi eccessivi può causare problemi alla zona lombare. Il famoso “colpo della strega” è un esempio classico: un movimento brusco o uno sforzo improvviso possono provocare un dolore acuto che ti blocca completamente, rendendo difficile anche solo camminare o alzarti dal letto. Patologie specifiche Alcune patologie possono essere alla base del mal di schiena lombare. Tra le più comuni troviamo: Ernia del disco: un disco intervertebrale danneggiato può “sporgere” e comprimere i nervi circostanti, provocando dolore che si estende anche verso le gambe, come nella sciatica. Artrosi vertebrale: questa condizione degenerativa causa l’usura della cartilagine tra le vertebre, portando a dolore e rigidità, soprattutto al mattino o dopo periodi di inattività. Stenosi del canale vertebrale: un restringimento del canale spinale che comprime i nervi, causando dolore durante la camminata, che migliora quando ci si siede o ci si piega in avanti. Spondilolisi e spondilolistesi: problemi strutturali che possono provocare fratture vertebrali o lo scivolamento di una vertebra, causando un dolore lombare che peggiora con l’attività fisica. Sedentarietà Il corpo umano è fatto per muoversi. Quando passiamo troppo tempo seduti o sdraiati senza fare esercizio fisico regolare, i muscoli della schiena si indeboliscono e perdono flessibilità. Questo crea un circolo vizioso: meno ti muovi, più la schiena diventa rigida e dolorante. Anche una semplice passeggiata quotidiana può fare una grande differenza per mantenere il tuo corpo attivo e prevenire il mal di schiena. Stress e tensione emotiva Lo stress può manifestarsi fisicamente in molti modi, e il mal di schiena è uno di questi. La tensione emotiva spesso si accumula nella zona lombare, causando contratture muscolari dolorose. Se ti capita di sentire il peso dello stress sulle spalle e sulla schiena, potrebbe essere il momento di rilassarti e liberare le tensioni, prima che la situazione peggiori.  rimedi   per   il   mal   di   schiena   lombare:   come   trovare   sollievo Importante: le informazioni indicate in questo articolo sono a puro scopo informativo e non rappresentano in alcun modo una prescrizione. Nel caso in cui i tuoi sintomi siano particolarmente evidenti, consulta un medico. Ci sono diverse opzioni di trattamento disponibili per alleviare il mal di schiena lombare. Il tipo di rimedio dipende dalla causa del dolore e dalla gravità della tua condizione, ma in molti casi un approccio combinato offre i migliori risultati. Vediamo tutti i trattamenti possibili. Terapia farmacologica In presenza di dolore acuto, il medico può consigliarti l’uso di farmaci per alleviare i sintomi. Tra i più comuni ci sono: È importante ricordare che la terapia farmacologica è spesso temporanea e non risolve la causa del problema, ma aiuta a gestire i sintomi nelle fasi più difficili. La fisioterapia La fisioterapia è uno dei rimedi più efficaci per il trattamento del mal di schiena lombare. A differenza dei farmaci, che si limitano a ridurre i sintomi, la fisioterapia agisce direttamente sulla causa del problema, aiutando a migliorare la mobilità, rafforzare i muscoli

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Palpitazioni al cuore: cosa sono e quando preoccuparsi

Palpitazioni al cuore: cosa sono e quando preoccuparsi

  • 28 Ottobre 2024
  • scritto da Kyron Lab

 palpitazioni   al   cuore:   cosa   sono   e   quando   preoccuparsi Ti è mai capitato di sentire il cuore battere più forte, accelerare improvvisamente o di sentire il battito irregolare senza una ragione apparente? Le palpitazioni cardiache sono un’esperienza piuttosto comune. Infatti, secondo alcune stime, circa il 16% della popolazione generale le sperimenta almeno una volta nella vita. Questo fenomeno, che spesso si manifesta come una sensazione di battito accelerato o irregolare, può essere innocuo nella maggior parte dei casi. Tuttavia, in alcune situazioni, le palpitazioni potrebbero indicare un problema cardiaco sottostante che richiede attenzione medica. Spesso le palpitazioni sono legate a cause temporanee, come stress, ansia o eccessivo consumo di caffeina. Ma come capire quando è il caso di preoccuparsi? In questo articolo ti guiderò attraverso le principali cause delle palpitazioni, ti aiuterò a riconoscere quando è il caso di approfondire con una visita specialistica e ti illustrerò come un cardiologo può aiutarti a capire meglio lo stato di salute del tuo cuore.  ma   cosa   sono   le   palpitazioni   cardiache? Le palpitazioni sono quella fastidiosa sensazione di “sentire” il proprio cuore battere, spesso in modo accelerato, irregolare o più forte del normale. Magari stai guardando la TV, sei seduto alla scrivania o sei appena andato a letto, e all’improvviso senti il cuore che batte più velocemente o in modo strano, come se volesse uscire dal petto. Può anche capitare di sentire saltare un battito o di avvertire una serie di battiti rapidi e intensi. La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, le palpitazioni sono episodiche e non rappresentano un rischio grave. Possono durare solo pochi secondi o qualche minuto, e spesso spariscono da sole. Possono essere causate da situazioni quotidiane come stress, ansia, esercizio fisico intenso o anche solo dopo aver bevuto una tazza di caffè in più. Tuttavia, non tutte le palpitazioni sono uguali. Quando si verificano in modo frequente oppure sono accompagnate da sintomi come capogiri, respiro corto o dolore al petto, è importante non ignorarle. Potrebbero essere il segnale che c’è qualcosa di più serio sotto, come un’aritmia cardiaca o un altro disturbo legato al cuore.  cause   comuni   delle   palpitazioni   cardiache Le palpitazioni possono essere causate da una vasta gamma di fattori, alcuni dei quali non hanno nulla a che fare con malattie cardiache. Comprendere le cause può aiutarti a identificare i tuoi fattori scatenanti e, nel caso di sintomi persistenti, a sapere quando è il momento di fare una visita cardiologica. Cause non patologiche Ansia e stress Molti di noi vivono sotto una pressione costante. Scadenze al lavoro, problemi familiari o anche semplicemente il correre da una parte all’altra della città, possono innescare uno stato di ansia che si manifesta attraverso palpitazioni. Il cuore risponde alle emozioni, e situazioni di forte stress possono farlo battere più rapidamente o in modo irregolare. Consumo di stimolanti Se sei un amante del caffè o delle bevande energetiche, potresti già conoscere quella sensazione di cuore accelerato dopo averne bevuta una tazza di troppo. Caffeina, alcol e nicotina sono tutti stimolanti che possono causare palpitazioni. Anche alcuni farmaci, come quelli per il raffreddore o per l’asma, possono avere effetti simili. Attività fisica intensa Fare esercizio fisico regolarmente è essenziale per mantenere il cuore sano, ma un allenamento troppo intenso o improvviso può provocare un aumento temporaneo del battito cardiaco, percepito come palpitazioni. Questo non significa necessariamente che ci sia un problema, ma se il cuore continua a battere in modo irregolare anche dopo l’esercizio, potrebbe essere il caso di consultare un medico. Cause legate a condizioni mediche Aritmie cardiache A volte le palpitazioni sono il segnale di un’aritmia, cioè un disturbo del ritmo cardiaco. La fibrillazione atriale, una delle aritmie più comuni, può far battere il cuore in modo irregolare e rapido, creando la sensazione di palpitazioni persistenti. Ipertiroidismo Una tiroide iperattiva può far accelerare il battito cardiaco, causando palpitazioni. Se oltre al battito accelerato noti altri sintomi come perdita di peso improvvisa o sudorazione eccessiva, è possibile che il problema sia legato alla tiroide. Anemia Quando i livelli di emoglobina nel sangue sono bassi, il cuore deve lavorare di più per trasportare ossigeno nel corpo, il che può provocare un aumento della frequenza cardiaca e, di conseguenza, palpitazioni. Ipertensione L’alta pressione arteriosa non solo affatica il cuore, ma può anche causare battiti irregolari o accelerati. Se soffri di ipertensione e avverti palpitazioni, è importante monitorare regolarmente la pressione e discuterne con il tuo medico.  palpitazioni   al   cuore:   trattamenti   e   prevenzione Importante: le informazioni indicate in questo articolo sono a puro scopo informativo e non rappresentano in alcun modo una prescrizione. Nel caso in cui i tuoi sintomi siano particolarmente evidenti, consulta un medico. Il trattamento delle palpitazioni dipende dalla causa sottostante. Se le palpitazioni sono legate a fattori esterni come lo stress o il consumo di caffeina, il cardiologo potrebbe consigliarti cambiamenti nello stile di vita, come ridurre gli stimolanti, gestire meglio lo stress o fare esercizio fisico regolare. In altri casi, se le palpitazioni sono causate da un’aritmia o da condizioni più serie come l’ipertiroidismo o l’ipertensione, potrebbero essere prescritti farmaci antiaritmici o betabloccanti. Nei casi più gravi, trattamenti come l’ablazione cardiaca possono risolvere il problema alla radice. Per prevenire le palpitazioni, è importante seguire alcune buone pratiche: riduci l’assunzione di caffeina e alcol, mantieni uno stile di vita attivo ma equilibrato, evita situazioni di stress eccessivo e cerca di dormire a sufficienza. Inoltre, controlli regolari dal cardiologo ti aiuteranno a monitorare la salute del cuore e a prevenire complicazioni future.  quando   preoccuparsi   delle   palpitazioni   cardiache Anche se le palpitazioni non sempre indicano un problema serio, è importante saper riconoscere quando è il momento di rivolgersi a uno specialista. Fare una visita cardiologica ti aiuterà a ottenere una diagnosi precisa e a gestire eventuali rischi per la tua salute. Ma come capire quando è davvero necessario consultare un cardiologo? Ecco alcune situazioni che indicano la necessità di fare un approfondimento con lo specialista: Quando le palpitazioni sono persistenti o frequenti Se ti capita di avere episodi di palpitazioni che

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